Credere in qualcosa: per cosa stai lottando davvero?

Credere in qualcosa fermamente, che si tratti di un ideale, di un interesse o di una passione o di un obiettivo che ti sei prefissato, per il solo fatto di crederci ti dà direzione, forza, entusiasmo.

“Impegni le tue forze materiali e spirituali”, per dirla con le parole del dizionario “in una decisa azione di affermazione”.

È uno slancio positivo, attivo e costruttivo, che mira alla sua espansione, è apertura ed entusiasmo nel portare avanti qualcosa di bello.

Spesso a darci la spinta è proprio la consapevolezza della bontà dell’ideale che sta dietro al nostro impegno: crediamo soprattutto che sia giusto, e attribuiamo un carattere di universalità a questa valutazione. Siamo così convinti, che ci sembra quasi scontato che tutti attorno a noi ci appoggino e condividano la stessa direzione.

Eppure spesso ci scontriamo con degli ostacoli.

Con nostro sommo stupore, se non rabbia e delusione, cose che ci possono sembrare universalmente giuste e belle, ci accorgiamo che non sempre vengono condivise anche da chi ci circonda.

E in quel momento, è facile che avvenga lo scontro. Se vogliamo espanderci ma troviamo degli ostacoli, o ci fermiamo oppure, per poter andare avanti, dobbiamo superarli.

 

Credere in qualcosa: lottare per o contro?

Credere in qualcosa

Un mio amico, fin da ragazzo ha iniziato a mettere in discussione le affermazioni di tante persone che etichettano come “ladri” tutti gli zingari, che diffidano degli extracomunitari e giudicano con disprezzo gli omosessuali.

Fin da giovane dedicava moltissimo tempo a fermarsi a parlare con gli zingari che incontrava per strada, cercando, con grande curiosità e rispetto, di entrare nel loro mondo, scoprendone l’immensa ricchezza interiore e imparando tantissimo da loro.

Ho provato molta ammirazione per la sua sensibilità e apertura. Quando deve fare lavori in casa, cerca sempre di rivolgersi a persone che hanno bisogno di lavorare, soprattutto extracomunitari, li tratta come amici e li accoglie con grande generosità.

In famiglia, e in ufficio, però, nessuno lo sopporta 😀

Spesso intavola lunghe e accese discussioni con il padre, o con parenti e amici, che non condividono il suo punto di vista, lo accusano anche pesantemente di essere rigido e aggressivo.

Se qualcuno mette in dubbio le sue idee, lui si irrigidisce, alza la voce, e accusa di razzismo, ottusità ed egoismo le persone che hanno idee diverse dalle sue.

La voglia di mettere in discussione i giudizi negativi e i pregiudizi di chi lo circondava, l’interesse autentico e il rispetto, la curiosità di comprendere culture e punti di vista diversi dai nostri, lo riempivano di gioia e di entusiasmo.

E sai perché? E da che cosa era spinto?
Dall’amore.

Che è apertura, curiosità, voglia di capire in profondità, è accoglienza.
È dono.

E come era successo, che ciò che era nato dall’amore, si fosse trasformato in odio?

Lui aveva iniziato ad amare ed accogliere chi era emarginato, maltrattato, disprezzato, spinto dall’amore. Ma quando ha iniziato a identificarsi rigidamente con il suo ideale, per quanto meraviglioso, lui e il suo principio sono diventati un tutt’uno.

E qualsiasi “attacco” venisse fatto al suo pensiero, era una minaccia contro di lui.

Se attacchiamo a nostra volta chi è “diverso” da noi, perché non condivide il nostro punto di vista, non stiamo commettendo esattamente lo stesso errore che stiamo rimproverando a chi è “razzista”? 😉

Chi altri è il “razzista” se non chi ha paura del “diverso”?
E, avendone paura, lo teme e lo allontana?

Alla base di ogni conflitto c’è la paura.

Di ciò che potrebbe minacciare le nostre certezze, il nostro mondo.
E non c’è una sostanziale differenza, nell’atteggiamento, tra chi disprezza un extracomunitario e chi giudica chi non condivide il proprio ideale di accoglienza.

Un’altra mia amica per esempio è vegana.

Non per motivi di salute, ma per principio.

Da ragazzina mangiava la carne e le piaceva anche, poi crescendo ha iniziato a informarsi e ha compiuto questa scelta. I genitori sono onnivori, così come il marito. Ma lei non compra neanche borse e scarpe di pelle. Anche nel mangiare una caramella controlla ogni singolo ingrediente.

È vegana da quasi trent’anni e mai ha ceduto sui suoi principi.
È sempre pronta a spiegare, su richiesta, ogni sua singola scelta e il frutto di tutte le sue ricerche, ma nessuno si sente mai giudicato da lei.

Anche alla persona che da vent’anni condivide la vita e la quotidianità con lei, lei non ha mai imposto la sua scelta, non ha mai cercato di “convertirlo”, solo gli ha chiesto di risparmiarla dal dover toccare o cucinare prodotti animali.

Il marito, pur continuando a mangiare sia pesce che carne, così come altri prodotti di origine animale, ha conosciuto, grazie alla mia amica, tantissimi cibi particolarissimi che lei cucina per sostituirli alle proteine animali.

Per lei la sua scelta non è una rinuncia, ma l’opportunità per conoscere tantissimi tipi di cibi e di ricette anche estere. E ultimamente anche lui si sta spontaneamente convertendo alla cucina vegana, per propria scelta.

Qual era il vero obiettivo della mia amica?
Amare.

Amare gli animali attraverso la scelta che vuole portare avanti con coerenza, ma amare allo stesso modo il marito, i familiari, gli amici rispettando e comprendendo le loro scelte anche quando diverse.

Lei era felice comunque, perché aveva la possibilità di portare avanti, con il suo comportamento ed esempio, un ideale in cui credeva fermamente e che riteneva giusto.

Naturalmente adesso è ancora più felice perché, senza sforzo alcuno, e senza conflitto, anche il marito ha iniziato a condividere il suo stesso ideale e apprezza moltissimo i piatti che lei prepara, trovandoli spesso ancora più gustosi di quelli a cui era abituato 😀

 

Costruire senza distruggere

Creare o distruggere

Circa quindici anni fa ho praticato per circa un anno l’Aikido, un’arte marziale giapponese che si basa sulla trasformazione a proprio favore della forza avversaria.

Chi riceve l’attacco non si difende combattendo e resistendo con la forza all’attacco, ma utilizza la forza stessa di chi attacca per neutralizzare l’avversario.

Senza sforzo, senza lotta, senza ferirlo.
Con armonia.

La parola aikido è formata da tre caratteri. “Ai” che significa appunto armonia, “ki” che è lo spirito vitale, e “do” via. La via dell’armonia dello spirito.

Nell’incontro tra le due forze non c’è scontro.

Non so se ti è capitato di vedere delle dimostrazioni di aikido anche su you tube, ma c’è una fluidità, un’eleganza e un’armonia che incantano chi guarda.

Se lotti con aggressività e rigidità contro qualcosa o qualcuno starai male, e anche se riuscissi ad ottenere il tuo obiettivo farai inevitabilmente del male agli altri e ti ferirai anche tu.

Ma è ancora più probabile che questo risultato tu non riesca neanche a ottenerlo, perché gli altri ti opporranno una grande resistenza e tu stesso potresti perdere di vista per strada il vero scopo.

A te, che cosa interessa davvero?
Per che cosa stai lottando?

Per dimostrare che hai ragione, o per portare avanti i principi in cui credi, nella speranza che possano essere accolti, con convinzione e gioia, anche da chi ti circonda?


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