Perfezionismo: buono o cattivo? Un asintoto per cambiare

Se stai leggendo questo articolo è possibile che il perfezionismo sia uno dei tuoi sport preferiti 😀

Ma come si arriva ad essere perfezionisti, ed è qualcosa di sano?
Come cambiare poi, se ci si scopre sulla strada sbagliata?

Questo è proprio quanto voglio spiegarti in questo articolo.

Ecco allora cosa troverai:

 

Sono un perfezionista?

Perfezionismo-ragazzo vestito perfettamente

Iniziamo da questa domanda: sei davvero uno, o una perfezionista?

Se pensi di esserlo è molto probabile che per te ogni “devo” sia più importante di qualunque “voglio”. Che ti accontenti a fatica dei risultati che ottieni, che quello che fai non ti sembra mai abbastanza e potrebbe essere sempre meglio di così. Che noti molto i tuoi errori e fai di tutto per evitarli.

Probabilmente ti piace anche che le cose siano in ordine e ti senti a tuo agio nel metodo e nel seguire regole precise.

Essere perfezionisti va benissimo ed è molto costruttivo se il perfezionismo si chiude entro i limiti di un perfezionismo normale e sano, ma se parliamo di perfezionismo patologico le ripercussioni sulla tua vita e la tua salute possono essere anche molto serie.

Andiamo con ordine.

 

Cos’è il perfezionismo?

Perfezionismo-mano toglie diverso

Se guardo il vocabolario, il perfezionismo è definito come: tratto di personalità con tendenza a rifiutare ogni imperfezione.

Altre definizioni descrivono il perfezionismo come: l’aspirazione a raggiungere la perfezione.

In ogni caso è chiaro che questo significa raggiungere una condizione “ideale” e “assoluta” in cui tutto è esattamente come dovrebbe essere.

Sai personalmente cosa penso però?
La perfezione non esiste.

Ti ho parlato di condizione ideale e assoluta.

Se ci pensi, la condizione ideale per me, potrebbe non esserlo per te o per altre persone.
In pratica una cosa che per me è perfetta in un modo, per te potrebbe esserlo in un altro.

Chi ha ragione?

Ecco la risposta, la perfezione è soggettiva e relativa alla visione di ognuno di noi.

Parlando di condizione assoluta poi, considera che l’essere umano è per sua natura limitato, umano appunto, e per questo incapace di raggiungere l’assoluto.

Inseguendo il perfezionismo nulla sarà mai abbastanza perché la perfezione assoluta è umanamente irraggiungibile.

Non solo poi raggiungere la perfezione è impossibile, ma totalmente inutile e autodistruttivo.

Tra poco ti spiego perché.

Prima però voglio mostrarti l’importantissima differenza tra perfezionismo normale e perfezionismo patologico.

 

Perfezionismo normale o patologico: dove si trova il confine?

perfezionismo patologico-ragazza malata sciroppo

Nella psicopatologia del perfezionismo si parla di disturbo ossessivo compulsivo della personalità.

Questo disturbo è caratterizzato dal porsi standard irragionevoli rispetto alle proprie capacità e possibilità con tendenza a considerare gli errori come sintomi di fallimento personale.

La linea di confine tra il perfezionismo normale e quello patologico è molto sottile in realtà.
Lo è soprattutto quando il perfezionismo normale non dà luogo a un atteggiamento virtuoso.

Sul sito stateofmind.it, un articolo interessante riporta parametri di definizione e scale di misurazione atte a distinguere il perfezionismo normale da un perfezionismo patologico (la teoria di Skinner e le due scale di Hewitt P.L.).

Il perfezionismo patologico inoltre, può anche essere causa ed effetto di disturbi della personalità o disagi psicologici vari come disturbi ossessivo compulsivi, disturbi alimentari e disturbi narcisistici

Nell’articolo citato puoi trovare approfondimenti anche rispetto a questi temi.

E fai molta attenzione, se pensi di trovarti in una condizione patologica, rivolgiti ad uno specialista!

Ma ora torniamo a noi.
In questo articolo voglio parlarti del perfezionismo normale.

Considera che anche nell’ambito del perfezionismo normale può distinguersi un perfezionismo sano, utile e costruttivo, da uno malsano, inutile e distruttivo.

Facciamo un passo alla volta.

 

Pretendere la perfezione e non essere mai felici

Pretendere la perfezione-bambina insoddisfatta

Se la perfezione non può esistere nella sfera umana, è comunque vero che puoi vedere il perfezionismo come ricerca dell’eccellenza.

Questo significa intendere il perfezionismo come la capacità di migliorarti ogni giorno per essere un po’ meglio del giorno precedente e sapendo di avere sempre e comunque qualcosa ancora da raggiungere.

È questo il segreto per crescere e migliorare impedendo al perfezionismo di bloccarti.

Pretendere la perfezione infatti, non solo non è umano, ma come abbiamo visto espone enormemente al rischio del fallimento.

Come potresti non fallire se insegui qualcosa che non potrai mai raggiungere, d’altronde?

Pensare che potrai ritenerti soddisfatto, o soddisfatta o di andare bene solo quando avrai raggiunto la perfezione significherebbe non arrivarci mai!

E questo vuol dire non poter essere mai felici, visto che mancherà sempre qualcosa.

In questo video tratto dalla Masterclass di Indipendenza Emotiva Giacomo ti spiega bene cosa accade.

Guardalo, è molto importante.

Come avrai notato, Giacomo parla anche del perfezionismo come modo per sfuggire al giudizio negativo degli altri e assicurarsi di essere amati da loro.

La paura del giudizio e di non essere amati però, sono solo alcune delle cause del perfezionismo.

Così ora ti spiego per bene perché si diventa perfezionisti e come cambiare.

Prima di tutto però, devi sapere che esistono diversi tipi di perfezionismo.
Lascia che te li mostri.

 

Gli input del perfezionismo: autodiretto, eterodiretto, socialmente imposto

Input-pulsante dito accendere

Sono tre i tipi di perfezionismo e la loro differenza consiste nella provenienza dello stimolo alla perfezione.

 

Autodiretto

Si parla di perfezionismo autodiretto quando siamo noi stessi ad imporci standard troppo alti rispetto alle nostre reali possibilità e capacità.

E intanto associamo ogni errore a un fallimento.

 

Eterodiretto

Il perfezionismo eterodiretto è quello in cui restiamo vittime della pretesa di perfezione da parte degli altri.

Un esempio potrebbero esserlo le esigenze eccessive dei genitori nei nostri confronti

 

Socialmente imposto

Infine, parliamo di perfezionismo socialmente imposto quando ci convinciamo che gli altri abbiano aspettative estremamente elevate su di noi e che solo soddisfare otterremo la loro approvazione.

 

Perché si diventa perfezionisti e come cambiare

Perfezionisti-ragazzo anello precisione

Già dalle forme di perfezionismo che ti ho mostrato potresti dedurre qualcosa rispetto alle sue origini, ma ora voglio entrare più nel dettaglio e mostrarti perché si arriva ad essere perfezionisti.

Ti dicevo del ruolo del giudizio e dell’approvazione degli altri.
Ma perché sono tanto importanti per la maggior parte di noi?

Di sicuro la società in cui viviamo punta molto sull’immagine e sull’esteriorità.

Il consumismo porta alla ricerca di “cose” più che di se stessi, e intanto che media e pubblicità spingono verso modelli culturalmente condivisi e imposti, i social mettono l’accento sull’apparire invece che sull’essere.

Tutto questo inibisce l’espressione di chi siamo davvero creando un vuoto interiore che non riusciamo a colmare.

Cerchiamo di farlo con apparenza e risultati, ignari che solo esprimendo noi stessi e il nostro valore ci riusciremmo davvero.
E così nessuno sforzo, successo o risultato sono mai abbastanza.

Ma nulla è mai abbastanza anche quando a dominare sono insicurezza e bassa autostima.

A proposito di questo, prima di proseguire prova a fare questo test.

 

Giudizio, approvazione e risultati: mai abbastanza…

mai abbastanza-disegnatore

Se non siamo in grado di vedere il nostro valore, cerchiamo qualcosa di esterno che lo confermi.
E questo possiamo farlo in due modi.

Un primo modo è quello di cercare conferme nell’approvazione e nel giudizio positivo degli altri.

Ma sai qual è il problema?

Non siamo padroni di quello che loro penseranno di noi.
E così, solo se saremo perfetti avremo la presunta certezza di essere approvati.

Presunta però, sì.
Questo infatti è quello che pensiamo, ma in realtà cosa gli altri penseranno di noi ha ben poco a che fare con chi siamo, molto più con chi sono loro.

Altro modo per vedere confermato il nostro valore è quello di cercarne dimostrazione nei nostri risultati, concentrando totalmente su di essi i nostri sforzi e la nostra attenzione.

Pensaci bene, in questo modo cercheresti il tuo valore in qualcosa di esteriore, qualcosa che non ti appartiene: un risultato (che non sei tu!).

Ogni risultato potrebbe sempre essere di più, potresti sempre trovare qualcosa che non basta o che avresti potuto fare meglio.

E così, ecco di nuovo quel vuoto che proviamo a riempire cercando di fare sempre di più nella speranza di colmarlo.

Inutile però, quel vuoto è sempre più vuoto.

È così che entriamo nella logica del tutto o niente. È così che pensiamo che solo la perfezione ci darà quello che cerchiamo e che andremo bene solo se saremo perfetti.

Molto diverso sarebbe guardare ogni anche minuscola azione come il frutto dell’espressione del nostro valore.

E avere tutto non significherebbe altro che dare il meglio di noi in ogni azione che compiamo concentrandoci sul processo che porta a un risultato anziché sul risultato stesso, su ogni passo che facciamo per sentirlo nostro ed espressione del nostro valore.

Non c’è nulla che potresti fare di più che dare il meglio di te, se lo fai hai dato tutto e da tutto non può mancare nulla. Ecco perché questo sarà certamente abbastanza ai tuoi occhi 🙂

 

Paura di fallire e perfezionismo: il modo migliore per fallire davvero

Paura di fallire-uomo preoccupato

La paura di fallire è chiaramente un altro dei motivi che ci spingono verso il perfezionismo.

Naturalmente anche in questo caso gioca un ruolo fondamentale l’autostima e ad alterare l’idea che abbiamo del nostro valore è il modo di concepire i nostri errori.

Chi ha paura del fallimento, lo teme perché nella sua mente pensa: se sbaglio sono un fallito.

Ovvio che a questo punto sbagliare diventa un grosso problema, una sentenza definitiva.
E così per evitare l’errore rincorriamo la perfezione.

Con questo da una parte diventiamo perfezionisti, dall’altra o evitiamo le situazioni in cui non abbiamo la certezza di fare tutto alla perfezione, oppure evitiamo completamente di provarci.

In tutti questi casi, per evitare di sentirci falliti finiamo per sbagliare molto di più. Vuoi per la mancanza di esperienza, vuoi per il fatto che quello che cerchiamo (la perfezione) non lo potremo mai raggiungere.

Il problema è che ci dimentichiamo di essere esseri umani e di avere bisogno di fare esperienza e sbagliare per imparare, migliorare e crescere.

Ci dimentichiamo che pretendiamo da noi stessi una perfezione che non pretenderemmo mai da un nostro amico, per esempio, che siamo severi nei nostri confronti come mai lo saremmo con gli altri. Ha senso?

E ricordarci di tutto questo è l’unico modo per uscire da questa trappola.

Non serve essere perfetti per andare bene, serve invece guardare diversamente agli errori e rendersi conto che sbagliare non solo è umano, ma anche indispensabile.

Questo vuol dire prendersi la responsabilità dei propri errori e imparare ad imparare da loro invece di scappare.

 

Essere perfetti vuol dire essere amati (forse)

Essere perfetti-bambino paura solitudine

Tutti desideriamo l’amore più di qualunque altra cosa e ci convinciamo che essere perfetti ci garantirà l’amore degli altri.

Ecco così un altro fattore che porta al perfezionismo: la paura di non essere amati.

Questa paura di solito proviene dell’infanzia.

Capita infatti che i genitori manifestino il loro amore solo di fronte a prestazioni molto elevate del figlio e di conseguenza si sviluppi in lui l’idea di dover fare sempre meglio e sempre di più per poter essere amato.

Idea che si trasforma poi nella convinzione di non essere mai abbastanza da essere amato, di dover essere perfetto.

Scardinare questa convinzione e poter così lasciare andare il perfezionismo, comincia dal capire la realtà.

Se guardi cosa accade davvero, ti rendi conto che se gli altri ti amano perché sei perfetto in realtà non ti stanno amando affatto!

Ti stanno usando invece, per ottenere da te quello che a loro serve ed interessa.

Amore? Baratto.

Quando lo vedi, capisci che quello che vuoi davvero è essere amato, o amata e che essere amati non ha niente a che vedere con l’essere perfetti.

E quando capisci questo, capisci anche che essere perfetto, o perfetta non serve a niente perché gli altri non ti starebbero amando comunque.

 

Il perfezionismo come scusa

perfezionismo come scusa-uomo nasconde errore

In altri casi, il perfezionismo diventa una scusa per nascondere o gestire altri problemi.

Una sorta di rete di protezione, un modo per deviare l’attenzione di ciò che non vogliamo vedere o che non pensiamo di saper gestire.

Potrebbe essere infatti un modo per gestire l’ansia, per ingannare il senso di insoddisfazione, per nascondere il senso di inadeguatezza e altro ancora.

Ovviamente niente di tutto questo funziona veramente e mentre il perfezionismo ci rende sempre più vulnerabili, i problemi restano e crescono senza alcuna soluzione.

Abbandonare il perfezionismo inutile e distruttivo che si innesca in queste situazioni significa togliere le mani dagli occhi e, di nuovo, guardare alla realtà per capire.

Devi capire a cosa ti serve il perfezionismo, cosa stai cercando di nascondere o gestire.

A quel punto non ti resta che prenderti la responsabilità di affrontare i tuoi problemi per risolverli trovando soluzioni e diventando più forte di loro.

 

Essere perfezionisti: vivere o morire?

Essere perfezionisti-pianta crescita vita

Ti dicevo che il perfezionismo normale può essere sano o totalmente inutile (visto che raggiungere la perfezione umanamente non è realmente possibile).

E per fortuna! Se anche lo fosse infatti, raggiungerla sarebbe autodistruttivo.

Leggi con attenzione 🙂

L’essere umano è vita, è non esiste vita senza cambiamento.

Un cambiamento positivo, perché se ci pensi, tutto ciò che è vita evolve verso la crescita. Ciò che è fermo, poco a poco decresce, deperisce e alla fine muore.

Raggiungere la perfezione assoluta significherebbe fermarti.

Cosa potresti raggiungere di più se ci arrivassi?
Niente. Sarebbe una condizione statica, immobile, finita.

E così finiresti per morire dentro senza poter più avere nulla da migliorare, né alcun motivo per crescere.

Quello che devi capire è che per il solo fatto che è vita, la tua è già perfetta così com’è.

E che essere perfetti significa soltanto saperla guardare dal punto di vista di un perfezionismo sano. Quello utile, quello in cui gli errori li usi per crescere e imparare.

Quell’asintoto che tende alla perfezione senza arrivarci mai, ma grazie al quale ogni cosa che fai oggi può essere un po’ di ieri e un po’ meno di domani.

La felicità è già adesso, non devi aspettare di raggiungere ciò che non esiste per essere felice.
Puoi esserlo ora nella perfezione di ogni attimo se solo impari a guardarlo dalla giusta prospettiva 🙂


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